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Prodotti surgelati: acquistarli o evitarli?

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Il 70% dei consumatori sceglie tranquillamente piatti surgelati.. Anche al ristorante.

Quell'asterisco riportato nei menu per contraddistinguere gli alimenti sotto zero da quelli freschi appare al consumatore niente più che un simbolo per il 64%, a cui si aggiunge un 5% che lo ritiene inutile. È quanto emerge dalla survey realizzata da Bva-Doxa per IIAS - Istituto Italiano Alimenti Surgelati.

I consumi dei surgelati si aggirano intorno ai 15 kg pro-capite annuo. Inoltre, il 92% degli italiani dichiara di usarli quando gli analoghi freschi non sono disponibili o di stagione e lo fanno soprattutto se si tratta di vegetali (25%). 

I surgelati sono prodotti di scarsa qualità?

Alcuni pensano che un alimento surgelato sia un prodotto di qualità inferiore rispetto a quello fresco. In realtà non è necessariamente così.

I surgelati sono così tecnologicamente avanzati da mantenere intatte tutte le qualità nutrizionali del prodotto fresco; subiscono infatti un congelamento ultrarapido in cui raggiungono in brevissimo tempo i -18°C determinando la formazione di microcristalli di acqua che lasciano il prodotto pressoché intatto. Di contro, un prodotto fresco, se consumato a distanza di qualche giorno, può ridurre di molto il proprio contenuto di nutrienti.

Ovviamente, anche il prodotto surgelato ha dei lati negativi come un sapore sicuramente meno deciso e un costo ambientale non irrilevante per le fasi di produzione e di mantenimento nelle celle frigorifere. 

Attenzione ai conservanti

Alcuni alimenti surgelati possono contenere stabilizzanti, siglati con E450, E451 ed E452 (fosfati e polifosfati)  dichiarati in etichetta. Si tratta di additivi autorizzati che aiutano a mantenere un aspetto fresco grazie alla capacità di “catturare” l’acqua. Questo  vuol dire che il consumatore paga l’acqua aggiunta in modo artificiale al prezzo del pesce. Altre sostanze utilizzate sono gli antiossidanti: ascorbato di sodio (E301), acido citrico (E330) e citrati (E331). Si tratta di additivi  privi di effetti negativi per la salute, ma da dichiarare in etichetta.

Diverso è il discorso per i conservanti come il bisolfito di sodio (E222) e il metabisolfito di sodio (E223). Questi additivi devono essere evidenziati con caratteri in grassetto perché possono provocare reazioni allergiche. Trattandosi di additivi piuttosto diffusi è opportuno considerare la loro presenza in altri alimenti della dieta. Conservanti di questo tipo si trovano spesso nei crostacei e nei preparati misti per risotti o antipasti. 

 

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