Alimentazione

Dipendenza da tavola: il cibo come compensazione

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Dipendenza da cibo
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La dipendenza da cibo consiste nel consumo compulsivo di alimenti. Mangiare diventa un modo per sfuggire a un senso di inadeguatezza.

La dipendenza da cibo è stata molto studiata da un punto di vista neurobiologico. La motivazione che ti spinge verso la sovralimentazione è mediata da un circuito neurale che innesca il comportamento disfunzionale allo scopo di attivare una risposta di piacere.

Il consumo di cibo attiva il sistema di ricompensa che coinvolge il nucleo accumbens. Si tratta di quella zona del cervello coinvolta nei meccanismi di rinforzo, nella risata, nella dipendenza, nell’elaborazione delle sensazioni di piacere e paura oltre che all’insorgere dell’effetto placebo.

Gli alimenti ricchi di zuccheri e grassi non hanno scopo nutrizionale ma hanno l’obiettivo di creare un benessere psicologico immediato, anche se effimero.

L’alimentazione incontrollata si innesca per prevenire stati di disagio o per alleviare sentimenti di inadeguatezza, di impotenza, ansia o irritabilità. Il cibo diventa un vero e proprio anestetico per la mente che tu usi, inconsapevolmente, per evitare di vivere emozioni negative.

In chi soffre di dipendenza alimentare, qualsiasi tipo di frustrazione può innescare un’abbuffata. Un bisogno insoddisfatto determina quindi una pulsione verso il nutrimento. Questo è ancora più vero in chi soffre di abbuffate notturne perché di notte siamo meno vigili e le pulsioni inconsce prendono il sopravvento sulla parte razionale con più facilità.

Più dopamina viene rilasciata dalla ricompensa, più efficace è la ricompensa. Ecco perché il cibo spazzatura e i carboidrati semplici che rilasciano velocemente glucosio diventano l’oggetto dei desideri di chi soffre di dipendenze da cibo.

Un recente studio dimostra come diete a intermittenza o drastiche privazioni di cibo fanno aumentare la dipendenza da cibo.

Due ricercatori italiani all'estero, Pietro Cottone e Valentina Sabino della Boston University School of Medicine (BUSM), hanno dimostrato che questi comportamenti scorretti molto frequenti a tavola ingenerano in pochissimo tempo una forma di dipendenza dal cibo proibito, dipendenza che innesca un circolo vizioso negativo di ripetute e sempre più pesanti abbuffate e che lascia i suoi segni visibili anche nei centri neurali del piacere.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Neuropsychopharmacology, conferma che il cibo (specie quello ricco di zucchero) è una droga per il nostro cervello e spiega perché tante diete si traducono in un fallimento e si riprende peso subito.

Gli esperimenti sui topi hanno mostrano che basta offrire a questi animali per due giorni a settimana una dieta a base di cibo zuccherino al sapore di cioccolato per farli scivolare rapidamente nella dipendenza da questo cibo e in abbuffate compulsive sempre più pesanti. In concomitanza di questo cambiamento comportamentale, nel cervello degli animali compare una disfunzione dei centri del piacere, che rende i topi come assuefatti al cibo e bisognosi di aumentare le quantità consumate per soddisfare i sensi.

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