Insetti: il cibo del futuro?

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Ad alcuni possono fare impressione, ma ragni, cavallette e scarafaggi sono da molti considerati il cibo del futuro. Basta sapere come prepararli!

Per poter sfamare una popolazione sempre crescente, che nel prossimo decennio si prevede supererà i 9 miliardi, è necessario trovare soluzioni alternative al sistema alimentare attuale.

I piatti del futuro comprenderanno probabilmente cibi che non avremmo mai pensato di assaggiare, tra cui gli insetti.Ma sarà davvero così?

Secondo la dottoressa Costanza Jucker, del Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente dell’Università degli Studi di Milano, l’ostacolo al consumo di insetti In Italia è soltanto culturale. D’altronde, questo alimento fagià parte della tradizione culinaria di molti Paesi e diventerà una risorsa sempre più importante ed ecosostenibile per nutrire una popolazione in continuo aumento.
Proiettata nel futuro, dunque, l’idea di fare dell’entomofagia una prassi non è utopia: lumache e crostacei finiscono regolarmente in padella, quindi i prossimi potrebbero essere proprio gli insetti.

Non ne siete convinti?

Ecco alcune cose che forse non sapete:

  • Gli insetti sono ricchi di nutrienti e l’impatto ambientale del loro allevamento è di molto inferiore rispetto a quello degli attuali allevamenti intensivi di carne. Per esempio, per produrre 1 kg di carne di vitello vengono impiegati 8 kg di mangime e 15.000 litri d’acqua, mentre per ottenere lo stesso quantitativo di insetti bastano 2 kg di mangime e 7,5 litri d’acqua. Anche la FAO negli ultimi anni ne ha riconosciuto il fondamentale apporto proteico, di vitamine e fibre e ha invitato anche i Paesi industrializzati ad accettarli come vero e proprio “cibo del futuro”.

  • Circa 2 miliardi di persone nel mondo, in Africa, Asia e America del Sud, li consumano regolarmente, soprattutto coleotteri (31%), bruchi (18%) e api, vespe e formiche (14%), grilli, cavallette e locuste (10%).

  • Anche in Europa nell'antichità gli insetti facevano parte del menu. I Romani prediligevano le larve cossus, considerate un alimento pregiatissimo, mentre in Germania nell'Ottocento era molto diffusa una particolare zuppa, realizzata utilizzando i maggiolini, il cui sapore ricorda il granchio, che si preparava pestando questi insetti nel mortaio, rosolandoli nel burro e cuocendoli poi nel brodo.

  • Gli Chef più famosi li stanno già sperimentando nei loro piatti. Cavallette fritte con chili, larve arrosto su letto di erbe di campo, grilli con miele e sesamo, deliziose praline di larve di tenebrione mugnaio, sono solo alcune delle prelibatezze che si stanno ormai diffondendo in tutta Europa.

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